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25/12/2004: Tsunami

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Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Lo tsunami in Thailandia

ll maremoto dell'Oceano Indiano , del dicembre 2004, è stato uno dei più eclatanti disastri naturali registrati fra la fine del XX secolo e l'inizio degli anni 2000, causando oltre 280 mila morti. Ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore in una vasta area della Terra: ha riguardato l'intero sud-est dell'Asia, giungendo a lambire le coste dell'Africa orientale. Tutto ha avuto inizio alle ore 00:58:53 UTC del 26 dicembre 2004 quando un violentissimo terremoto - circa 9,0 gradi della scala ML della magnitudo locale - ha colpito l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia).
Tale terremoto è risultato il pi violento degli ultimi quarant'anni, cioè dal sisma che colpì l'Alaska (USA) il 27 marzo del 1964, ed ha provocato centinaia di migliaia di vittime, sia direttamente sia attraverso il conseguente maremoto manifestatosi attraverso una serie di onde anomale alte fino a 15 mt. che hanno colpito sotto forma di giganteschi tsunami vaste zone costiere dell'area asiatica tra i 15 minuti e le 10 ore successive al terremoto.
Gli tsunami hanno colpito e devastato parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh, delle Maldive giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma).

Phuket, la spiaggia dell'orrore file di corpi allineati tra i relitti di RAIMONDO BULTRINI


IL GRANDE centro commerciale Ocean di Phuket si trova nel seminterrato di un basso edificio a tre piani proprio di fronte alla spiaggia un tempo bianca e vellutata di Patong. Curiosi e parenti delle vittime affollano l'ingresso dove masse di detriti galleggiano sull'acqua melmosa che nessuno ha ancora prosciugato per tirare fuori gli ultimi cadaveri, decine di cadaveri, ormai già n decomposizione. L'Ocean shopping mall è forse il simbolo della tragica sorte di Phuket, dei suoi abitanti e dei turisti che in queste ferie natalizie l'affollavano a decine di migliaia da tutto il mondo.

 
Nessuno sa quanti siano ancora lì sotto, così come nessuno sa quanti tailandesi e turisti restino ancora sepolti sotto le macerie di capanne, case e alberghi nelle piccole isole tutto attorno a Phuket, da Phi Phi Island a Phang Nga, le pi colpite, fino a Krabi sulla terraferma.
Le cifre ufficiali sono lievitate dalle 200 del primo giorno a oltre 400, ma attendibili fonti ufficiose dicono che nel sud della Thailandia le vittime sono già pi di mille, con l'incognita dei piccoli resort e bungalow sulle spiagge dove ben pochi registrano nomi e documenti, e dei bagnanti svaniti nell'oceano, che solo dopo un attento esame dei registri degli albergatori, quando si potranno raccogliere tutti i dati, potranno avere un nome e un volto. Sulla Patong beach, dove l'onda devastante ha trascinato con sè capanni e grandi alberghi, restano la macerie, muri trafitti dalle prue di qualche motoscafo catapultato dall'acqua. E file di corpi, estratti dalla sabbia, distesi in attesa di riconoscimento.


Neanche le vittime del centro commerciale di Ocean sono state calcolate, nonostante si trovi nel cuore turistico e commerciale dell'isola principale di tutto il piccolo arcipelago. Anche per questo, nonostante l'odore nauseabondo della decomposizione, la gente resta immobile a guardare quella tomba dove tante persone, chissà quante, sono rimaste intrappolate quando lo tsunami, il devastante maremoto partito da Sumatra, ha raggiunto Patong e tutto ciò che incontrava per centinaia e centinaia di metri nell'entroterra.


I clienti dello shopping centre sono stati particolarmente sfortunati. "Qualcuno avrebbe potuto anche salvarsi - racconta uno dei testimoni che da due giorni fa avanti e indietro per avere notizie di un parente tailandese ancora sommerso - ma un autobus è stato scaraventato dalle onde proprio di fronte all'ingresso impedendo a chiunque di uscire". L'autobus è stato rimosso pi di due ore dopo la tragedia, ma ormai per commercianti e clienti dell'Ocean non c'era pi niente da fare. La polizia, l'esercito e decine di volontari ne hanno tirati fuori a dozzine, forse pi di 40, ma finchè non sarà svuotato l'intero seminterrato dall'acqua non si saprà quanti cadaveri sono ancora lì sotto.


È quasi sera a Patong e girato l'angolo, a poche centinaia di metri dall'Oceano, inizia la celebre Bangla road, la strada dei go-go bar, dove centinaia di ragazze thai s'intrattengono fino a notte coi clienti stranieri a bere birra o trattare una serata d'amore. Il mare si è infilato anche qui per almeno mezzo chilometro, e un desolante buio copre le ferite devastanti dello tsunami finchè in fondo alla strada, non tornano a brillare le luci dei bar sopravvissuti al disastro. Ne sono rimasti non pi di cinque o sei, ma sono di nuovo affollati di donne e uomini in cerca di un'avventura facile, del tutto dimentichi di ciò che è stato, e di ciò che continua ad angosciare i parenti delle vittime proprio dietro l'angolo nella tomba d'acqua dell'Oceano e di chissà quanti altri ancora ignoti luoghi di sepoltura dei cadaveri, scaraventati dall'acqua alta come un palazzo di tre piani in ogni direzione assieme ad alberi, barche, auto.

 

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